Club per l'UNESCO di Perugia – Gubbio/Alta Umbria

Obiettivi educativi e formativi PROGETTO EDUCATIVO 2016/17

INCONTRO DI INFORMAZIONE/FORMAZIONE CON I DOCENTI DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE ADERENTI AL PROGETTO EDUCATIVO 2016/17 INDETTO DAL CLUB PER L’UNESCO DI PERUGIA-GUBBIO E DALLA FONDAZIONE “ISTITUTO DI FORMAZIONE CULTURALE S. ANNA” DI PERUGIA (12 GENNAIO 2017).

Obiettivi educativi e formativi (a cura di Gianfranco Cesarini)

Premessa

Il tema del progetto educativo (La scuola nel territorio:progetti d’interazione che ne esaltino l’appartenenza e l’accoglienza per la costruzione di un’autentica comunità) così come la relazione di supporto del prof. Giorgio Flamini sono di estrema attualità. Si tratta di un tema poliedrico e non esauribile in una sola, esclusiva dimensione. Le parole-chiave sono: appartenenza e accoglienza, interazione e integrazione, inclusione e relazione. Parole che contribuiscono a chiarire, culturalmente e antropologicamente, il senso dinamico del nesso esistenziale tra identità e comunità. La domanda è: cosa possono fare le singole Istituzioni scolastiche, nella loro autonomia di rango costituzionale, quali presidi educativi territoriali, per esplicitare questo nesso? Quali obiettivi educativi e formativi potrebbero prefiggersi? Ne indichiamo alcuni fondamentali: 1) valorizzare il nesso formativo tra identità e comunità; 2) insegnare a vivere attraverso le discipline; 3) coltivare una mente relazionale tra dialogo e maieutica; 4) consolidare i pilastri dell’educazione e curare nel soggetto le cosiddette “intelligenze plurime”.

Obiettivi

1) L’intenzione dovrebbe essere quella di guardare al proprio territorio come ad uno scrigno, di “aprire gli occhi” su di esso e scoprirlo. Occorre fare attenzione anche ai dettagli, elaborarli. Occorre calarsi nella realtà, piuttosto che averla di fronte. L’invito è quello di raccontare i territori, dar conto dei luoghi, delle loro note (e ignote) caratteristiche vitali, derivanti dalla loro migliore tradizione, identitarie cioè umane, segnate dalla memoria. Si tratta di costruire una sorta di (auto)biografia comunitaria. Il mondo è pieno di posti: scriveteli, questa è l’esortazione. L’appartenenza e l’identità non sono scolpite nella roccia, dipendono da noi e dalla nostra determinazione a sentirci persone riconoscibili per cultura e principi, anche in una dimensione relazionale. E’ stato scritto che “l’identità si nutre di scrittura, ovvero la scrittura offre all’identità un’armatura particolarmente efficace”, specie nella cosiddetta “società dell’incertezza” (Z. Bauman)

VEDI: A. Cortellessa (a cura di) “Con gli occhi aperti” Exorma; F. Crespi “Identità e riconoscimento” Laterza; D. Demetrio “Raccontarsi…” Cortina; Orbetti-Safina-Staccioli “Raccontarsi a scuola” Carocci; R. Sennett “Insieme” Feltrinelli

2) Essere consapevoli della condizione umana, del suo profilo territoriale e terrestre, della necessità della comprensione esistenziale dell’umano fa parte e farà sempre più parte del nostro bagaglio culturale. Si tratta di aiutare ad imparare a vivere, a “formare una testa ben fatta” piuttosto che una mente ben piena. Quindi insegnare ad apprendere oltre le discipline, con le discipline. “L’istruzione è una cosa meravigliosa, ma occorre ricordarsi che non tutto ciò che merita di essere appreso può essere insegnato” secondo trasmissione.

VEDI: E. Morin “Insegnare a vivere” Cortina; “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” Cortina

3) Per riconoscersi e capire se stesso l’uomo ha bisogno di essere capito e riconosciuto dall’altro, per essere capito e riconosciuto dall’altro ha bisogno di capire e riconoscere l’altro: questo carattere circolare implica reciprocità, presupposto di ogni etica comportamentale, comunitaria e sussidiaria. In questo rapporto “ Io-Altro” le Istituzioni vanno viste come soggetto “terzo”, capace di sollecitare risposte al bisogno di comunità aperta, ma non rinunciataria e anonima. “Attrarre senza tirare a sé” è il compito del dialogo educativo: il segreto della maieutica, dell’aiutarmi a fare da solo è lo stesso segreto dell’empowerment, ovvero della capacità di rendere ciascuno forte e al contempo competente, libero di esprimere la propria identità autoctona, culturale e sociale. Siamo capaci di generare soggetti relazionali capaci di affrontare gli enigmi della relazione?

VEDI: R. Regni “Viaggio verso l’altro” Armando; P. Donati “L’enigma della relazione” Mimesis; G. Cesarini “La semina e il raccolto” Fondazione G. Mazzatinti

4) A cavallo tra questo secolo e il precedente è stato pubblicato il “Rapporto all’UNESCO della Commissione Internazionale per il XXI secolo”. Comunità locale, coesione sociale, sviluppo sostenibile sono alcuni dei temi affrontati in termini di prospettiva umanistica e culturale. Tale articolata prospettiva si basa su “quattro pilastri” quali: imparare a conoscere  (e conoscersi), imparare a fare, imparare a vivere insieme e vivere con gli altri, imparare ad essere. Il che esige un’educazione e un’autoeducazione per tutta la vita, mettendo in campo le necessarie sinergie per obiettivi condivisi. D’altra parte curare, insieme con le altre, forme d’intelligenza come quelle intrapersonale, interpersonale, esistenziale e financo quelle corporeo-cinestesica e naturalistica significa non eludere le sfide educative del nostro tempo.

VEDI: J. Delors “Nell’educazione un tesoro” Armando; H. Gardner “Sapere per comprendere” Feltrinelli

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